lunedì 30 gennaio 2012

IL CERTIFICATO ENERGETICO - CASA O AUTOMOBILE?

Il certificato energetico è il passaporto "energetico" - appunto - di un edificio.

Esso ne riporta, in modo visivamente comprensibile, i dati relativi al fabbisogno di energia per il riscaldamento, il raffrescamento, la produzione di acqua calda sanitaria e presto (forse) anche l'illuminazione (indice di prestazione energetica globale, ottenuto dalla combinazione dei singoli indici: riscaldamento, raffrescamento, produzione acqua calda sanitaria).




Questo documento ha validità pari a 10 anni e deve essere modoficato ad ogni intervento effettuato al sistema edificio/impianti che ne modifici i pricipali parametri (dispersioni involucro - perdite e rendimenti impianti).

Il Certificato energetico deve contenere, altresì, tutti quei suggerimenti di natura tecnica, comprensivi delle puntuali valutazioni economiche (costi e tempi di ritorno) che potrebbero migliorare la performance energetica dell'edificio; miglioramenti calcolati in termini di diminuzione della quantità di energia espressa dagli indici di cui sopra.

Il valore di mercato un edificio - una abitazione ad esempio - non può essere quantificato a prescindere dai contenuti del suo certificato energetico: una cosa è vendere/comprare una casa in classe A, diversa cosa è vendere/comprare una casa in classe G.




Il certificato energetico, quindi, è un importantissimo strumento che consente di consapevolizzare le scelte in modo analiticamente trasparente.

Speriamo che "quanto consuma?" non sia più soltanto la domanda da porre al concessionario al momento dell'acquisto di una automobile, ma - anche - il quesito da porre al proprietario dell'edificio (abitazione et similia)- che ci interesserebbe acquistare od affittare - mentre ce ne vengono mostrati i dettagli architettonico/estetici...




Ludovica Ambrogetti

domenica 29 gennaio 2012

ENERGIA CHE SI...DISPERDE...




Domanda: per mantenere inalterato il livello di acqua contenuta nel secchio, occorre:

A) versare acqua in modo continuo
b) provvedere a chiudere qualche foro?


Ovviamente, la risposta -razionalmente - corretta è la b).

Allora - mi chiedo - "perchè mai non applichiamo questa stessa logica ai nostri edifici?"
La maggior parte del patrimonio edilizio italiano (il 67% circa) è costituito da edifici costruiti antecedentemente alla primissima legge riguardante il loro contenimento energetico (L. 373/76) e la restante percentuale è molto lontana dagli standard costruttivi europei. Le nostre abitazioni- in media - hanno bisogno di una quantità di energia termica che assume valori nell'intervallo compreso tra i 150 ed i 250 kWh per ogni metro quadro di superficie; una quantità enorme, la maggior parte della quale serve unicamente a "riscaldare" gli ambienti esterni...





Energia che si disperde perchè non siamo in grado o non abbiamo - ancora - acquisito la consapevolezza di quanto sia importante realizzare edifici "termicamente chiusi", che possano, cioè, contenerla in modo efficiente. Basti pensare che lo spessore medio degli isolanti impiegati nei nostri manufatti edilizi è stato quantificato pari a 5 cm; un valore relativamente basso, sia per il periodo invernale, sia - anche - per il periodo estivo.

Una abitazione mal isolata, durante il periodo invernale, cede all'esterno 6 litri di gasolio per ogni metro quadrato di superficie opaca e 22 litri per ogni metro quadrato di superficie trasparente.

A voi calcolare quanta energia (e quanto denaro) gratuitamente "bruciamo"...






Per invertire questo trend, occorre riqualificare energeticamente il nostro patrimonio edilizio esistente a seguito di una attenta e puntuale diagnosi energetica - condotta da esperti tecnici qualificati - o ricorrere ad una corretta progettazione/esecuzione del sistema edificio/impianto, nel caso di edifici di nuova costruzione, lavorando sull'involucro, in primis, e sulle componenti impiantistiche in secundis. Soltanto dopo avere termicamente chiuso l'edificio (involucro termico), infatti, possiamo pensare alla progettazione ed al dimensionamento delle componenti impiantistiche (impianto termico), che - se a servizio di un edificio termicamente performante - non risulteranno essere insostenibilmente "energivori".





Ludovica Ambrogetti

sabato 28 gennaio 2012

L'OLIO DA FRITTURA...

Forse non tutti immaginano che l'olio usato per friggere può costituire grande fonte di energia anche dopo il suo principale impiego: le fritture alimentari.




L'olio residuale dei processi di frittura, infatti, raccolto e sottoposto a particolari trattamenti, può essere ri-usato come energia alternativa da trasformarsi in altre forme: elettrica, termica, meccanica.


“Attualmente la raccolta e il riciclo avvengono soprattutto per l’olio esausto derivante da attività professionali, come ristoranti, mense, industrie alimentari. La raccolta domestica è invece sporadica ed effettuata per iniziativa di singoli comuni ma non è messa a sistema”. quanto ci dice Tommaso Campanile, presidente del Consorzio obbligatorio nazionale di raccolta e trattamento oli e grassi vegetali e animali esausti (Conoe).

Considerando che più della metà della quantità totale di olio esausto è di tipo domestico, ne deriva l'impellente necessità di interventi atti a potenziarne la raccolta, in modo capillare su tutto il nostro territorio.

Esempi virtuosi sono il Comune di Vitorchiano (Vt), premiato di recente con il riconoscimento “Un bosco per Kyoto” per la sua "sostenibilità" che comprende, tra le diverse attività, anche, l'impiego dell'olio esausto per l'alimentazione degli scuolabus. A cui dobbiamo aggiungere il "Progetto Recoil (RECovered waste coking OIL for combined heat and power production)" finanziato dalla Commissione europea nell’ambito del programma LIFE+ e condotto da AzzeroCO2 con il Conoe, Legambiente, Kyoto Club e Cid Software. Il progetto durerà fino al 2015 ed ha come obiettivo l' efficientamento di tutte quelle operazioni legate alla raccolta porta dell’olio vegetale esausto in due comuni pilota: Castell’Azzara (Gr) e Forlimpopoli (Fc); olio esausto che verrà stoccato ed utilizzato per alimentare un impianto di cogenerazione da realizzarsi, che, a sua volta, produrrà energia elettrica e termica a servizio delle locali comunità.

Che qualche "Mc Donald's" ci legga...

Ludovica Ambrogetti

venerdì 27 gennaio 2012

PRESENTATA A BOLOGNA LA CITY CAR CON BATTERIE AL SALE




Al recente Motor Show di Bologna il gruppo FIAMM ha presentato la "Think City Car": la prima automobile alimentata con batterie al sodio cloruro di nickel - FIAMM SONICK - o semplicemente dette "batterie al sale".

Le batterie al sale rappresentano un sistema tecnologicamente avanzato ed innovativo destinato ad alimentare motori a trazione elettrica per trasporto pubblico e servizi logistici e più essere impiegato, altresì, nella mobilità dei privati (auto elettriche).

Le batterie al sale presentano notevoli vantaggi dal punto di vista ecologico: risparmio energetico, riciclabilità al 100%...e sotto il profilo dell'efficienza: ottima resistenza agli sbalzi termici, elevato numero di cicli, nessuna manutenzione, massima sicurezza, lunga durata, contenuti costi di gestione, tanto da essere considerate come la risposta più affidabile ed efficiente alle esigenze di settori dove i tradizionali accumulatori al piombo non risultano adeguati.

Il mercato delle batterie al sale è effervescente ed in continua crescita: vengono - già - impiegate negli autobus elettrici in servizio in diverse capitali europee e metropoli statunitensi e cresce anche la richiesta per quanto riguarda le auto.

Veicoli aziendali e di trasporto pubblico urbano con mezzi elettrici alimentati da batterie al sale sono già una realtà consolidata in molte città italiane come Bologna, Firenze e Roma. A Vicenza, FIAMM partecipa al progetto "VELOCE" che si occupa dello smistamento delle merci nel loro ultimmo miglio - centro storico cittadino - con mezzi elettrici.

Il gruppo FIAMM, inoltre, ha dato il proprio contributo alla creazione della prima flotta europea di veicoli elettrici destinata al servizio postale francese. Le 250 Berlingo First Electrique che la compongono sono equipaggiate con batterie FIAMM SONICK.

Non ci resta che muoverci...verso un futuro sempre più verde...






Ludovica Ambrogetti

mercoledì 25 gennaio 2012

RISORSA VS RISERVA

Il termine “risorsa” etimologicamente deriva dal verbo latino “resurgo – ere” che, letteralmente, significa “risorgere”, “rinascere” e, per estensione, “rigenerarsi”, riformarsi”…
Sulla base di questa premessa, il sostantivo “risorsa” comprende tutte quelle generiche “sostanze” che sono in grado di mantenersi inalterate sia qualitativamente sia - e soprattutto - qualitativamente nel perdurare del tempo.
Si può considerare risorsa una fonte di energia rinnovabile come ad esempio il sole, il vento, la geotermia, il moto ondoso etc etc; fonti che, appunto, sono in grado di rinnovarsi - cioè rigenerarsi e riformarsi - nel tempo o meglio entro intervalli di tempo tali per cui non si esauriscono, risultando sempre accessibili all’uomo.
Il concetto di “risorsa” differisce enormemente dal concetto di “riserva” con cui, invece, spesso, viene confuso.
Quest’ultima, infatti, rappresenta il finale stadio di “esistenza” quantitativa della risorsa; quello stadio, cioè, in cui – essa – non è più in grado di rigenerare e riformare se stessa in tempi tali da poter continuare a garantire all’uomo il suo “sfruttamento” incondizionato.
Una risorsa, allorquando non sarà più accessibile all’uomo, perché presente in quantità limitate e con caratteristiche tali per cui il suo utilizzo richiede uno sforzo energetico non sostenibile per l’attività umana che ne conseguirebbe a seguito del suo sfruttamento, diviene – quindi – una riserva.
Pensiamo ad una automobile. Il carburante è la sua fonte di energia che – periodicamente – rinnoviamo. Quando, però, questo non accade, continuando a consumare carburante, inevitabilmente, l’automobile andrà in riserva, utilizzando quella quantità di energia oltre la quale abbiamo due alternative possibili:
1. Fermarci alla prima stazione di servizio e fare carburante (rigenerare la risorsa)
2. Interrompere il nostro viaggio (esaurimento della riserva)
Altro esempio può essere fornito dal petrolio. E’ una risorsa di energia il cui tempo di “rinnovamento” ha una dimensione geologica. Al momento stiamo “sfruttando” quella quantità di petrolio che si è formata nel corso di tempi molto lontani e che risulta la più facilmente estraibile. Tra breve, però, questo tipo di petrolio sarà terminato e saremmo costretti ad andare a ricercarlo laddove – esso – è molto meno accessibile (riserve), come nei fondali oceanici, fino ad arrivare al punto in cui anche questo non ci sarà più conveniente oltre che possibile (esaurimento).

Ludovica Ambrogetti

COMPATIBILITA'

Il sostantivo “compatibilità” deriva dal verbo latino cumpatio – ire, costituito, a sua volta, dal suffisso (congiunzione) “cum” che, letteralmente, vuol dire “insieme”, “con” e dal verbo “patio-ire” , che letteralmente, vuol dire “soffrire”, “patire”, “partecipare emotivamente”.
Il termine “compatibilità”, quindi, nel suo significato letterale, deve essere interpretato come “l’attitudine di un generico sistema a partecipare emotivamente…”
“Partecipare emotivamente a qualcosa” vuol dire esserne coinvolto tanto da non risultarne “estraneo” e ciò che non è estraneo – è facile intuire – è integrabile nel sistema stesso così da divenirne – col tempo – parte integrante.
Sulla base di questo assunto, possiamo analizzare il termine nella cui forma il sostantivo “compatibilità” compare, oggi, con frequenza esponenzialmente maggiore, cioè quello di “bio-compatibilità”.
Si tratta di un sostantivo composto dal prefisso “bio” e dal sostantivo “compatibilità”, appunto.
Il prefisso “bio” deriva dal sostantivo greco “bios-ou” che, letteralmente, significa “vita”.
Tale prefisso esemplifica il senso ultimo del termine a cui è associato – compatibilità - definendo in modo puntuale quel “qualcosa” a cui il generico sistema si trova a partecipare emotivamente, da non risultarne estraneo: la vita.
Quindi, “bio-compatibilità” è l’attitudine o caratteristica di un sistema tale per cui - esso – non è estraneo alla vita nelle sue peculiari - statiche – costanti presenti e nelle sue proprie dinamiche variabili nel tempo”.
Ciò che è “bio-compatibile” non arreca negativi effetti sui sistemi viventi, nel tempo presente ed in quello futuro.
Se pensiamo ad una abitazione, che sia caratterizzata da materiali strutturali e di finitura “biocompatibili”, pensiamo ad un edificio che non crea alterazioni significativamente negative al normale stato di salute dei suoi fruitori (abitanti), nel breve, medio e nel lungo periodo; un edificio che non è causa della cosiddetta “Sindrome dell’edificio malato”, definizione che abbraccia tutta una serie di patologie, di diversa natura, eziologia e tipologia di effetti, legate alla permanenza all’interno di ambienti confinati. Tra i materiali “edilizi” sui quali sarebbe opportuno che la nostra attenzione fosse concentrata, in fase di ristrutturazione o di nuova costruzione di una abitazione sono le tinte, che contengono una quantità inimmaginabile di sostanze che possono essere definite “non bio – compatibili”, tossiche.

Ludovica Ambrogetti

ENERGIA TERMICA

Una particolare forma di energia è la cosiddetta “energia termica”, che può essere rilasciata o acquisita da un qualsiasi sistema avente temperatura diversa (maggiore o inferiore) rispetto a quella del suo immediato intorno, sia esso dello stesso stato fisico (es. scambi termici solido/solido), sia esso di un diverso stato fisico (es. scambi termici solido/liquido).
A seconda del meccanismo attraverso cui si verificano questi passaggi di energia, possiamo avere tre diverse tipologie di scambio termico:
1. CONDUZIONE
2. CONVEZIONE
3. IRRAGGIAMENTO
Per conduzione si verifica il passaggio di energia termica tra (o all’interno di) sistemi solidi.
Per convezione si verifica il passaggio di energia termica tra sistemi fluidi.
Per irraggiamento di verifica il passaggio di energia termica attraverso emissione di onde elettromagnetiche luminose ed infrarosse. L’energia termica del sole arriva sulla terra per effetto di irraggiamento.
Il passaggio di energia termica tra i sistemi coinvolti avrà fine allorquando questi – stessi – arriveranno ad avere la medesima temperatura.
La quantità di energia termica che un corpo, avente massa pari ad 1 kg, può cedere o acquisire nell’arco di tempo pari ad un secondo per abbassare od aumentare la propria temperatura di 1°C (1°K) è definita come “calore specifico” del corpo.
Il calore specifico di un corpo è misurato in kcal/kg °C ed indicato con la lettera “c”.
Il risultante del prodotto tra il calore specifico proprio di un corpo e la sua massa (c x m) è un’altra grandezza fondamentale della calorimetria che prende il nome di “capacità termica”.
La capacità termica di un corpo è misurata in kcal/°C ed indicata con la lettera maiuscola “C”.
L’attitudine di un corpo di trasmettere (farsi attraversare) energia termica è definita “conduttività o conducibilità termica”.
La conduttività o conducibilità termica è misurata in W/mK e si indica con la lettera maiuscola K (talvolta con la lettera greca lambda).
L’attitudine di un corpo a non trasmettere (farsi attraversare) energia termica è definita come “resistività o resistenza termica”.
La resistività o resistenza termica è l’esatto inverso della conducibilità o conduttività termica e quindi la sua unità di misura sarà mK/W; essa è indicata con la lettera maiuscola "R".

Ludovica Ambrogetti